 |
Reiki e Adolescenza
Uno spazio di ascolto silenzioso per attraversare il caos.
L’adolescenza è un passaggio sacro, anche se spesso vissuto come un terremoto. È un tempo in cui tutto cambia: il corpo si trasforma, la mente si espande, l’identità vacilla. È un’età fatta di lotte interiori, di ribellioni, di silenzi ostinati, di desideri troppo grandi per essere detti ad alta voce. In questo scenario complesso, il Reiki tradizionale giapponese può offrire uno spazio diverso: non una risposta, ma una presenza.
Durante l’adolescenza, le emozioni non si presentano in punta di piedi. Arrivano come tempeste: improvvise, intense, a volte incomprensibili persino a chi le vive. Rabbia, tristezza, senso di inadeguatezza, entusiasmo smisurato, ansia… Tutto si muove, tutto pulsa. Il Reiki agisce come un punto fermo, come un silenzio che accoglie senza giudicare. È come sedersi accanto a qualcuno che non ti chiede di essere diverso da come sei.
Molti adolescenti fanno fatica a parlare di ciò che provano. Non perché non vogliano, ma perché spesso non trovano le parole. Il Reiki non chiede spiegazioni. Non serve raccontare. Si riceve e basta. E in quello spazio senza parole, qualcosa dentro comincia ad ammorbidirsi. A sciogliersi. A respirare.
Per alcuni ragazzi, l’esperienza del Reiki è il primo contatto autentico con se stessi. Un tempo in cui possono chiudere gli occhi e sentire. Senza dover agire, reagire, rispondere, spiegare. In un mondo che corre, che impone performance, risultati, confronti, il Reiki offre una pausa. Una pausa che non è fuga, ma ritorno.
Reiki per mia esperienza, può contribuire a migliorare la qualità del sonno, a ridurre gli stati d’ansia e a favorire una maggiore consapevolezza corporea ed emotiva. Ma al di là degli effetti misurabili, ciò che conta davvero è il messaggio implicito che porta con sé: “Sei abbastanza, anche adesso. Anche così”.
Per genitori, insegnanti o terapeuti, il Reiki può essere anche un ponte. Non uno strumento per “correggere” un comportamento, ma un modo per accompagnare. Per sostenere la crescita, l’ascolto e la fiducia.
L’adolescente che si sdraia sul lettino e accetta di ricevere Reiki sta già compiendo un atto profondo: si sta affidando. Anche se non lo dice, anche se resta in silenzio, dentro di lui qualcosa riconosce che c’è un’altra possibilità di stare al mondo. Ed è proprio da lì che può iniziare il vero cambiamento: non da un comando esterno, ma da una riconnessione interiore.
|